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Il Buonismo e la dignità di morire

Da quando certi diffamatori professionisti prestati alla politica accusano, ossessivamente e per un loro becero calcolo elettorale, chiunque di “buonismo”, questa parola è diventata ubiqua. E per quanto non sia necessariamente un pregio esser “mainstream”, vogliamo adeguarci, pur mutandone il contesto. È il caso, recente, di DJ Fabo che, per l’ennesima volta, ci porge l’occasione per saggiare il reale grado civile del Paese. La mera cronaca è nota e non vale la pena di ricapitolarla, visto che il caso (umano) di questo ragazzone cieco e tetraplegico dopo un incidente d’auto è stato narrato in tutte le salse nei vari salotti televisivi, con il loro tradizionale taglio morboso e spettacolare. Ma stavolta è peggio, perché i commentatori e le forze politiche ci hanno messo il carico da dieci: la pietà. La storia commovente non si prestava al solito polpettone “noi siamo per la vita” e, dunque, la strategia dei “pro-life” è virata sul pietismo e la finta contrizione: “povero ragazzo, lo abbiamo abbandonato e dunque vuole ammazzarsi. È un fallimento per la società “.  Che è una forma di buonismo di facciata, e se permettete pure un po’ pacchiano, per nascondere la vera posizione dei conservatori d’Italia sulle questioni che riguardano il fine vita: la vita è un dono di Dio e non possiamo disporne a piacimento, stop. I più oltranzisti ci metterebbero pure due parole circa il valore salvifico del dolore e della sofferenza. E non importa che ci credano o meno. L’importante è spalleggiare certo cattolicesimo integralista e arruffianarsi le simpatie ecclesiastiche. Come dimostra il fatto che la legislazione italiana fa melina, da sempre, su eutanasia e suicidio assistito. Col risultato che pure per morire, oltre che per vivere, i cittadini italiani devono emigrare in cerca di libertà ed opportunità che qui sono negate. Come pure succede per leggi che ci sono ma vengono sabotate dai “buonisti per la vita”: prima si snatura la legge 194 sull’aborto con percentuali bulgare di obiettori (pagati dal pubblico per dare un servizio che non vogliono erogare per personali convinzioni) che rendono difficile applicazione delle legge, e poi si grida allo scandalo e alla discriminazione quando qualche eroico e solitario pubblico dirigente lancia un bando solo per medici non obiettori, come successo nel Lazio. Per eutanasia e suicidio assistito la legge non si fa, ma ci viene offerta della pietà a buon mercato, contrabbandata in cambio della possibilità di vivere e di morire con dignità. Cosa che uno stato laico ed occidentale (aggettivo che ci ricordiamo solo per stigmatizzare gli “stranieri arretrati “) dovrebbe garantire ai suoi cittadini. Certo, la dignità è per persone libere, soprattutto libere da morali sadiche e non soggiogate da moralisti inumani, ma tant’è: in questa Italietta clericale e cialtrona, allargare i diritti e permettere ai singoli di decidere in base alle proprie convinzioni filosofiche o (non) religiose sembra essere una pretesa esagerata. Dopotutto ai pro-life, la libertà di scelta sembra non piacere. Preferiscono che i propri convincimenti morali vengano imposti agli altri. L’ennesimo fulgido esempio del pluralismo e della tolleranza tanto in voga in questi tempi miserevoli. A cui però noi di MoCa non ci rassegniamo.


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